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PROGETTO SCUOLA

“CANTO PER L’UOMO”
mercoledì 18 febbraio 2009
Civitanova Marche, mattino, Auditorium Istituto “L. da Vinci”
Civitanova Marche Alta, Teatro Annibal Caro – ore 21,30
giovedì 19 febbraio 2009
Civitanova Marche, mattino, Auditorium Istituto “L. da Vinci”
Monte San Giusto – Cine Teatro Durastante – ore 21,30

A cura di Federico Paci, immagini e filmati di guerre degli ultimi 30 anni dell’operatore RAI Claudio Speranza

Scuole partecipanti: Liceo Classico/Scientifico/Linguistico “L. da Vinci”, ITC “F. Corridoni”, Scuola Secondaria di I° Grado “L. Pirandello” (classi terze), I.C. “Sant’Agostino” (classi terze) di Civitanova Alta.

Il Progetto multimediale “…canto per l’uomo…” ha come scopo la realizzazione di uno “spettacolo” fuori dai canoni classici che rappresenti un momento di unione di varie forme artistiche ma al tempo stesso un momento di riflessione attraverso le immagini che un testimone oculare (Claudio Speranza – inviato RAI) ha realizzato nel corso della sua attività nei “teatri” di guerra.
Da sempre l’arte è stata al servizio della società facendosi portatrice dei sentimenti più intimi della gente e interpretando tutto ciò che la società nel bene e nel male propone.
Il progetto “…canto per l’uomo…” vedrà la proiezione di cortometraggi di guerre ognuno dei quali incentrato su una tematica (il ruolo delle donne, i bambini-soldato, le città ed i monumenti, ecc.) con musiche, appositamente commissionate, avranno lo scopo di filtrare le emozioni ed i sentimenti che da tali immagini scaturiscono.
Si tratta di un’operazione artistica nuova in quanto il pubblico avrà l’opportunità di assistere ad un evento che non vuole essere una mera operazione di denuncia giornalistica o al semplice commento musicale di filmati muti, ma attraverso i suoni e le visioni potrà arrivare ad un coinvolgimento emotivo profondo.

David Brutti  sassofono
Federico Paci  clarinetto
Michael Flaksman  violoncello
Giovanni Damiani  percussioni
Lorenzo Di Bella  pianoforte
Gabriele Bonolis  direttore

Programma
Fausto Sebastiani  Kosovo – Cecenia – Angola
Fabrizio Festa  Bosnia
Enrico Cocco  Croazia
Francesco Antonioni  Israele – Palestina
Gabriele Bonolis  Kuwait
Hans Peter Dott  New York
Marco Betta  Somalia
Silvia Colasanti  Afghanistan

Gran parte delle immagini che ho filmato nel corso degli anni sono testimonianze dell’umana tragedia vissuta durante le carestie, colpi di Stato, rivoluzioni, stragi e guerre.
Sono sequenze lontane da principi politici, economici o religiosi, nate per mostrare le vicende del nostro tempo, non certo per esaltare il colore orrendo della guerra e della fame. Spesso vengono proposte al telespettatore immagini traumatiche che superano il limite consentito all’informazione. I media, oggi, sempre più attenti agli indici di ascolto, spesso dimenticano le conseguenze.
Per quello che mi riguarda ho sempre evitato di colpire visivamente con immagini crude e scioccanti i più deboli ed indifesi. Le più forti le ho lasciate nell’armadio. A volte sono stato costretto ad inserirle per dovere di cronaca e sempre per documentare verità che altrimenti sarebbero rimaste oscurate. Le immagini più significative mostrano le Twin Towers tre giorni dopo l’attentato, il Kosovo con l’esodo in massa di un popolo di disperati, la carestia e la fame con migliaia di vittime in Angola, la Sarajevo assediata, la Mostar divisa, Bihac isolata, Srebenica agonizzante, le fosse comuni di Zvornik e l’Intifada in Palestina. Solo per citare gli avvenimenti di rilievo di questi ultimi anni. Dal conflitto del Golfo Persico nel 1991, assistiamo alla “guerra-spettacolo”. I telespettatori vivono minuto per minuto la strategia di guerra. Hanno la sensazione di essere trascinati dalle bombe che fanno centro sui bersagli. I commenti ai servizi filmati che accompagnano la distruzione di caserme, di palazzi del potere, piuttosto che di un intero quartiere, spesso usano toni trionfalistici. Gli anchormen si prodigano per mostrare bombe che cadono a raffica “in diretta” intorno all’albergo che li ospita. A mio avviso il reportage di guerra è un’altra cosa: è produrre notizie tra i soldati e la gente disperata. È soffrire con loro. La Stampa deve essere sempre a fianco dei soldati durante i combattimenti. L’espulsione di un Giornalista, Fotografo o Cinereporter dal campo di battaglia, significa annullare il rapporto diretto con la realtà. Spesso vengono tagliate intere sequenze filmate molto significative allo scopo di accorciare il tempo del servizio per lasciare spazio all’anchorman. I dati parlano chiaramente: negli ultimi 10 anni sono morti in guerra 428 addetti all’informazione.
È la documentazione del forte legame tra chi vuole notizie e chi cerca di vedere da vicino per raccontare. Giornalismo investigativo e di testimonianza per fare informazione, non solo spettacolo. Il sonoro originale, fatto di esplosioni, di rabbia e di pianto, per una sera ha lasciato il posto alla creatività di insigni compositori. L’itinerario di umano dolore non poteva avere un contributo migliore di quello della poesia e della speranza che solo la musica riesce a restituire all’uomo.
Claudio Speranza

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